Andrate tra storia e cultura

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Andrate, piccolo centro montano all’inizio della Serra d’Ivrea, conta circa 480 abitanti e si estende dai 660 m delle quote inferiori, agli 836 m del capoluogo fino ai 2227 m del monte Cavalgrosso.
Il nome si fa risalire ai termini celtici and (fine) e art (terra), a definire una terra di confine. Come oggi separa -lungo il corso superiore del torrente Viona- il Canavese dal Biellese, in era precristiana separava i Salassi, popolo tenace e battagliero sottomesso ai Romani solo dopo nel 350 a.c. a prezzo di una gran profusione di uomini e mezzi, dagli Ictimuli.
I Salassi, anche se di indole guerriera, erano comunque dediti alla pastorizia e all’agricoltura, grazie alla loro perizia nelle opere irrigue, che li portò a continui contrasti con gli Ictimuli che invece deviavano le acque del Viona per recuperare l’oro in esse presente. Vestigia precristiane sono ancora rintracciabili nel muro di cinta all’ingresso del cimitero e reperti romani sono presenti nell’Ecomuseo di Andrate. Nel tardo impero romano Andrate vide il martirio di San Giovenale, che avrebbe liberato il paese dai lupi e, secondo la tradizione, venne sepolto nella Piana di Salamia.
In epoca medioevale fu feudo del Vescovo d’Ivrea, da cui si affrancò solo nel 1862; al centro del feudo, racchiuso entro mura e chiamato “Villa”, si rapportavano un gran numero di insediamenti, in cui si praticava l’allevamento e un’agricoltura di sussistenza. Gli ultimi anni del 1200 e fino al 1309 furono contraddistinti da una forte contrapposizione con i Vercellesi, che miravano ad espandersi nel Canavese ed eressero una Torre detta della Bastia nel territorio di Chiaverano al confine con quello di Andrate, per il controllo delle acque e delle strade di comunicazione con il Biellese (l’antica Via del commercio). La torre fu vissuta come un’usurpazione da chiaveranesi ed andratesi, originando proteste, dispute, sabotaggi, fino all’atto finale con la sua distruzione ad opera di questi ultimi nel 1309.
Fin dal 1410 la vita della comunità andratese fu regolata secondo le disposizioni dello Statuto, autogovernandosi pur mantenendo una relativa dipendenza dal Vescovo.
Nel tempo le attività tradizionali vennero affiancate dalla lavorazione dei metalli, come testimoniato dai ruderi dell’antica fucina, i cui reperti sono esposti nell’area prospiciente il Museo. Dagli inizi del 1900 si registrò una discreta emigrazione degli andratesi verso la Francia, soprattutto come lavoratori per l’edilizia. Nel 1918, con l’apertura della strada da Borgofranco d’Ivrea, Andrate venne messo in comunicazione con gli altri centri canavesani e progressivamente divenne apprezzato centro turistico, famoso per le sue viste panoramiche, tanto da essere conosciuto come il “balcone del Canavese”.

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